Sulla procedimentalizzazione della dinamica amministrativa del condono introdotto dall'art. 32 del d.l. n. 269/2003: trascorsi circa otto anni dalla data nella quale il privato ha introdotto le domande di condono ai sensi della l.n. 326/2003, senza che nel frattempo il Comune abbia formulato rilievi critici formali ed espressi in ordine alle innovazioni apportate dallo stesso, è possibile ritenere corretto il comportamento dell'ente locale che, in fine, si esprima nel senso della non sanabilità dell'immutazione edilizia (i.e., mero cambio di destinazione d'uso dei locali, da non abitativo ad abitativo)?
Premassima
a) Sulla procedimentalizzazione della dinamica amministrativa del condono introdotto dall'art. 32 del d.l. n. 269/2003: trascorsi circa otto anni dalla data nella quale il privato ha introdotto le domande di condono ai sensi della l.n. 326/2003, senza che nel frattempo il Comune abbia formulato rilievi critici formali ed espressi in ordine alle innovazioni apportate dallo stesso, è possibile ritenere corretto il comportamento dell'ente locale che, in fine, si esprima nel senso della non sanabilità dell'immutazione edilizia (i.e., mero cambio di destinazione d'uso dei locali, da non abitativo ad abitativo)?
b) Il fatto che il Comune abbia chiesto al privato integrazioni documentali a fini istruttori è sufficiente a far ritenere che l'ente locale abbia validamente tenuta “aperta” la pratica di condono nel corso degli anni?
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